Approfondimento

Premessa

In passato l'educazione socio-affettiva veniva considerata come un elemento non rilevante, quasi un'appendice, un supplemento nella formazione della persona. Oggi è ritenuta l'humus sul quale si forma la stessa educazione cognitiva ed il vero centro formativo indispensabile e caratterizzante alla vita di relazione dei ogni persona1.

L'educazione affettiva è il punto di partenza per formare i bambini e i ragazzi ai valori etici e morali, ai modelli comportamentali, agli stili di vita che vorranno scegliersi nell'età adulta. Conseguentemente è il substrato sul quale adegueranno il loro stile di apprendimento e la loro specifica personalità cognitiva2. L'educazione affettiva, o emozionale, si forma e si attua primariamente nella famiglia e costituisce la parte più consistente e di valore dell'educazione familiare3.

Il processo quotidiano di costruzione sociale della realtà produce emozioni e sentimenti che sono sostenuti incessantemente da processi di gruppo dove nascono e si sviluppano le relazioni che esistono, non in quanto frutto di un sentire personale, ma come frutto di interazioni sociali in continua trasformazione.

Le “culture emozionali” hanno necessità di tempi di formazione lunghi, si assimilano e si apprendono lentamente nel vivere quotidiano. Si costruiscono mattone per mattone ma danno luogo ad edifici differenti pur costruiti con lo stesso materiale di base. La costruzione originale ha luogo da mattoni generici disposti su un disegno determinato dalla personalità. La lenta costruzione dell'educazione affettiva rende il suo valore impercettibile, impalpabile, ma determina i cambiamenti e le determinazioni più importanti: forma la parte integrante della costruzione sociale della realtà, mutando lentamente, procedendo per scarti, per vie spesso tortuose e imprevedibili, attraverso percorsi non sempre intenzionali, e soprattutto grazie ad uno sviluppo intersoggettivo che non si lascia sempre guidare.

Il minore accolto, in famiglia o in struttura, giunge con il suo vissuto emotivo che lo ha formato sino a quella età. Nel bene e nel male è tutto il capitale che possiede ed è lo strumento mediante il quale lui interpreta la realtà e del quale bisogna tenere conto.

Cambiare famiglia non è facile (nemmeno per un adulto) poiché in ogni famiglia esistono regole esplicite ed implicite che la regolano nel suo insieme e non è detto che ciò che è valido e utile per una lo sia anche per altre. Di qui inizia un doppio processo da un lato la famiglia accogliente deve progredire con dolcezza nel manifestare le proprie regole e soprattutto quella che ritiene la sua priorità, dall'altra da parte del minore deve essere presente uno spirito di flessibile possibilità di cambiamento e quindi è necessaria la sua interiore o palese condivisione e condiscendenza. Il processo non è facile soprattutto perché deve essere condotto sul doppio binario e sulla messa in discussione di ogni cosa sia da parte del minore (cosa difficile se è già adolescente) e sia da parte delle famiglie accoglienti. Queste ultime spesso cadono nella trappola del presunto mancato riconoscimento da parte del minore del lavoro che si sta facendo per lui e per la sua accoglienza.

La restituzione affettiva o di considerazione della famiglia accogliente per ciò che fa sul piano solidale non è immediato né si deve pretenderlo da parte del bambino. Il fatto di essere famiglia accogliente non significa che questo stato salvaguarda da errori e da falsi obiettivi, né significa che senza ombra di dubbio si operi per il bene del bambino. Si farebbe un grave torto al minore se si volessero imporre regole che non gli appartengono o regole che non hanno subito un processo interiore di appartenenza. Se le minime cose del vivere quotidiano vengono viste come un gesto di opposizione, è la fine dell'incanto e l'inizio della fase del sospetto che finisce sempre ed inevitabilmente con la separazione. È assolutamente necessario che la famiglia accogliente abbia chiare le tappe della formazione propria e del bambino.

Nell'affrontare questa complessa materia riporterò soprattutto gli elementi di studio consolidati lasciando agli specialisti la valutazione e l'applicazione dei postulati più recenti4.

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La GEA Società Cooperativa Sociale è una Cooperativa Sociale di tipo “A” (L.381/91), finalizzata alla gestione dei Servizi Socio – Sanitari ed Educativi.
Nasce a Bari–Palese nel giugno 1984 e nei diversi anni di attività ha sviluppato nell’ambito dei territori d’intervento, una rete socio–assistenziale ed educativa territoriale, sia con ...
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