Approfondimento

Premessa

L'accoglienza familiare di un minore è sempre un trapianto e come tale può provocare problematicità e rigetto, ma non tali da indurre a rinunciare a priori alla scelta1. La famiglia accogliente deve riflettere principalmente su una eventuale motivazione sbagliata, quali una speranza di risposta a problemi personali o della famiglia, e il raggiungimento di una ambita collocazione sociale (quella di genitori). Queste motivazioni da sole sono pericolose per la famiglia accogliente e per chi è accolto. Devono essere accompagnate da una forte coesione di coppia e da una consapevolezza condivisa di accettazione dell'accolto per quello che è, e non per quello che si vorrebbe fosse.

La famiglia accogliente deve sempre stare in guardia dai rischi di sentirsi onnipotente e capace di affrontare tutte le situazioni; di vedere la famiglia d'origine come pericolo; dal gravare l'accolto di attese per lui troppo difficili; dal volere un recupero repentino e totale o pretendere di recuperare attraverso di lui propri fallimenti e frustrazioni2.

Non è né opportuno né utile cedere alla tentazione di caricare di un eccesso di interventi il minore accolto. L'efficacia genitoriale poggia sulla struttura in sé della famiglia, più nel vivere quotidiano fatto di gesti e non di discorsi, che peraltro incidono nella comunicazione per non più del 5%. L'educazione e la formazione avvengono per osmosi e non per interventi risolutori, non vi sono “interventi chirurgici” da fare, ma solo un pacato e lento rimodellamento che il minore attua giorno dopo giorno ricostruendo la propria identità nel riflesso della famiglia accogliente3.

La famiglia accogliente deve, per difficile che sia, accettare la famiglia d'origine così com'è, senza giudicarla o pretendere di "redimerla" e senza volerne modificare il ricordo in caso di adozione. Deve accettare e rispettare il bambino con il suo passato ed i suoi limiti; onorare, rispettare e salvare sempre le figure materna e paterna che lo hanno generato; accettare le regressioni che si verificano obbligatoriamente nelle fasi di recupero; saper creare l'ambiente affettivo commisurato alle esigenze del accolto con la pazienza adeguata ai tempi necessari al bambino4.

Ancora oggi, in un mondo socialmente in rapida evoluzione, non esiste un'istituzione migliore della famiglia per l'allevamento dei bambini5. Non esiste istituzione educativa migliore di un'altra famiglia quando la propria famiglia naturale è assente (per incapacità o per assenza fisica)6. Non c'è alternativa alla funzione della famiglia nel recupero dei bambini abbandonati o che provengono da esperienze familiari negative o di emarginazione7.

Se partiamo dall'assunto, provato e dimostrato, che l'accoglienza familiare è la forma migliore per educare i bambini soli, è naturale che la conoscenza dell'accoglienza nelle sue radici fondamentali e negli attori che la attuano è un fatto assolutamente fondamentale. Soprattutto oggi, un tempo in cui la percezione della famiglia è divenuta liquida modellandosi secondo situazioni personali, adattandosi a schemi individuali, avendo perso la rigidità istituzione di un tempo8.

In passato non era necessario spiegare l'accoglienza in quanto trovava ragioni socio-religiose intrise nel vivere quotidiano. Oggi non è così e per questo che l'accoglienza, essendo un'arte di cui si è un po' dispersa la conoscenza naturale, la dobbiamo imparare e conoscere. Dobbiamo soprattutto comprendere i saperi e i sentimenti che fanno muovere gli attori dell'accoglienza familiare: la famiglia naturale, la famiglia affidataria, la famiglia adottiva, il bambino e i servizi, tutti fortemente incidenti nel progetto sociale dell'accoglienza.

La condizione per un ragionamento approfondito deve partire dagli attori devianti o patologici (la famiglia naturale), dall'attore deviato o potenzialmente patologico (il bambino deprivato o violato), dalla famiglia accogliente (potenzialmente a rischio di problematicità). Gli altri partecipanti all'evento sono: gli operatori psicosociali (alla regia) e il giudice del tribunale dei minori (produttore decisionale dell'evento).

Gli elementi che rendono l'accoglienza mutevole e flessibile sono le variabili nell'interpretazione che ciascun attore, comparsa, regista, produttore inserisce, proprio come in una qualsiasi recita che si rispetti. L'espressione può sembrare fantasiosa, ma è reale: l'accoglienza è un'opera d'arte in cui la conoscenza degli strumenti è fondamentale, ma che si esprime con la lettura interpretativa dell'evento di ogni partecipante9.

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La GEA Società Cooperativa Sociale è una Cooperativa Sociale di tipo “A” (L.381/91), finalizzata alla gestione dei Servizi Socio – Sanitari ed Educativi.
Nasce a Bari–Palese nel giugno 1984 e nei diversi anni di attività ha sviluppato nell’ambito dei territori d’intervento, una rete socio–assistenziale ed educativa territoriale, sia con ...
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